La Società Storica Vigevanese | Un capolavoro del Cerano a Vigevano

 
 

   
  Tra le bellezze celate di Vigevano, il "MARTIRIO DI SAN DIONIGI" nella chiesa di San Dionigi è certamente tra le più fulgide e misconosciute della città ducale. Altissima testimonianza di un'epoca storica di intenso misticismo, l'opera può essere tranquillamente annoverata tra i massimi capolavori dell'arte lombarda del Seicento. L'artista, Giovan Battista Crespi detto il Cerano (1), seppe raggiungere in essa risultati di altissima qualità, mescolando al freddo cromatismo della sua arte matura la sfolgorante invenzione dell'oro della mitria e della stola, che rilucono sotto le ondate sferzanti di una luce mai doma. Nel luglio del 1616, in occasione della visita pastorale alla antica parrocchiale di San Dionigi a Vigevano (quella attuale con lo stesso titolo sorse intorno alla metà del Settecento), il vescovo, cardinale Odescalchi, impartiva le seguenti disposizioni: "Quia fuerunt ligata nonnulla pecunia a q.D. Jo. Maria Padilio et ... Ant.Maria Parona et ab aliis ad effectum faciendi Iconam decentiorem, exigant quamp.m pecuniam ligatam et in usum relictam impendant. Pictura in facienda in d.a. Icona prius probetur a deputato ab M.m Epi". Ora che il denaro era stato reperito, occorreva che si desse al più presto inizio ai lavori per dotare la chiesa di una icona del santo; la scelta del soggetto avrebbe dovuto comunque passare attraverso l'approvazione di un "deputato" del vescovo stesso.
L'ordine veniva a ribadire quelli già precedentemente impartiti dallo stesso vescovo nel 1611 e nel 1613 e dal suo predecessore Landriani nel 1602, affinché si giungesse al più presto al rifacimento della pala dell'altar maggiore. La scelta del pittore cadde sul Crespi, orinai al culmine della maturità artistica e creativa e sul finire del secondo decennio del secolo Vigevano poteva fregiarsi di un'opera del grande ceranese. Dopo i lavori giovanili alla Madonna del Campo ed i capolavori di Mortara, giungeva in Lomellina una nuova, altissima opera, che sintetizzava la vicenda umana e spirituale di san Dionigi. L'ambiente naturale, in cui l'azione si svolge, è posto ai margini della città di Parigi (ma forse, secondo Rosei, una veduta di Vigevano stessa) e la scena è illuminata da una luce tagliente, che spiove da sinistra sui personaggi in primo piano, lasciando i fondali, con l'immagine sfocata della città, come avvolti da un dolce pulviscolo dorato. Il vescovo Dionigi è sul punto di essere giustiziato dal feroce carnefice, che giganteggia a destra, la cui spada sta già calando il colpo risolutivo.
Il santo in estatico rapimento contempla la visione celeste di Cristo e della Madonna che vegliano sul suo destino dall'alto delle glorie del paradiso. Al suo fianco, legati al tronco di una grande quercia, stanno i suoi seguaci Rustico ed Eleuterio. Barbagli di luce vanno a scoprire più indietro la presenza inquietante di alcuni sgherri in elmo e corazza, che partecipano al massacro.
Più in alto, sul fondo della scena di fronte alle mura della città, si consuma l'episodio cruciale del martirologio di san Dionigi. L'eccidio si è ormai consumato ma miracolosamente il santo, reggendo il proprio capo tra le mani, viene accompagnato da un angelo alla volta della città di Parigi. In questo luogo, secondo il racconto di Gregorio di Tours, sarebbe sorta la basilica di Saint Denis.
Voglio concludere questa breve scheda, ricordando che in Santa Maria del Popolo a Vigevano è possibile ammirare un quadro con la sola figura di san Dionigi, che per l'altissima qualità del dipinto sarei più propenso a vedere come replica dello stesso Crespi, che non come copia d'altra mano.

Giuseppe Castelli

(1) Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, nasce da una famiglia di pittori, originari di Busto Arsizio, forse a Cerano nel 1575. Opera già a partire dalla fine del '500 a Mortara, Novara, Trecate, Cerano, Milano, Roma, Cremona e Vigevano, dove lascia opere di notevole rilevanza. Muore, dopo un'intensa attività pittorica nel 1632.
   
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