La Società Storica Vigevanese | Quattro tele di Scuola Lombarda

 
 

  ANALISI PITTORICA
  Nella Chiesa della Madonna dei Sette Dolori si trovano quattro tele, forse provenienti dal Duomo, che illustrano altrettanti episodi evangelici, legati alla vita di Cristo. Due - "STRAGE DECLI INNOCENTI" e "CRISTO BENEDICE IL CENTURIONE" - sono tratti dal Vangelo di Matteo e due - "NOZZE DI CANA" e "CRISTO AL POZZO E LA SAMARITANA" - da quello di Giovanni. Benché poco note, esse risultano di estremo interesse storico artistico, poiché vengono ad aggiungere una ulteriore testimonianza riguardo a un periodo di grande intensità intellettuale, vissuto dall'arte lombarda nel corso della prima metà del secolo XVI. Il pittore, per ora ignoto, è artista di cultura schiettamente lombarda, come il diretto approccio alla realtà, che mai lo abbandona, lascia chiaramente intuire. E non si tratta di certo di un tardo epigono di Gaudenzio Ferrari, il quale pure ebbe nella sua formazione un periodo denso di esperienze lombarde, accanto a Bramantino, in compagnia del quale visse il suo primo viaggio a Roma e di cui dovremo ritornare a parlare. Troppo evidente e insistito il realismo che emerge in brani di pittura i quali divengono in qualche modo alternativi alla narrazione, confermando le peculiarità di una tradizione che, attraverso Simone Peterzano, avrebbe trovato poi la sua somma realizzazione nel genio inquieto di Caravaggio. La natura morta, che si apre nello spazio lasciato libero tra la figura di Gesù e quella del primo commensale alla sua destra nelle "NOZZE" è troppo importante per essere considerata soltanto un episodio di contorno. La stessa viva attenzione alla peculiarità dell'ambiente e alla quotidianità degli oggetti viene riservata, nell'episodio della "SAMARITANA", al risplendente recipiente di rame, che pare appena tirato a lucido dalla mano solerte di una massaia, e alla corda, solida e nuova, che riflette la sua ombra netta sulla parete del pozzo.
Altrove è l'elmo del centurione, deposto a terra con finta noncuranza, a polarizzare l'attenzione al di fuori del filo conduttore del racconto principale. L'altro elemento fortemente caratterizzante sta nelle monumentali invenzioni architettoniche, che fungono da decoro alle scene nella tela rappresentate. La loro presenza apre più di uno spiraglio sulla formazione culturale del pittore che le ideò, creando i presupposti per riannodare il suo percorso artistico con le geniali invenzioni di quel grande talento, spesso misconosciuto, che fu Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino. Non credo sia, tuttavia, sufficiente la semplice citazione del Suardi, a spiegare la complessità delle tematiche trattate.
Agli esiti raggiunti dal nostro pittore non pare estranea neppure l'opera di un altro artista, cresciuto anch'egli accanto all'esperienza bramantesca, intendo dire lo sfuggente personaggio per tanto tempo noto come "Pseudo Bramantino", che oggi la critica ci ha finalmente riconsegnato come Pedro Fernàndez de Murcia, attivo a Milano e in Lombardia tra lo spirare del secolo XY e il 1503, data in cui la sua presenza è ormai segnalata a Napoli.
È tra questi due maestri che dobbiamo sistemare l'anonimo artista della Madonna dei Sette Dolori e nello stesso tempo trovare le ragioni di una contiguità talmente palpabile da far supporre un diretto rapporto almeno con uno dei due, se non addirittura con entrambi.

Giuseppe Castelli (in Quattro tele di scuola lombarda - supplemento al periodico annuale Viglevanum anno X - marzo 2000)

   
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