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  LUDOVICO MARIA  SFORZA detto il MORO 
 

LUDOVICO MARIA  SFORZA detto il MORO
Nacque a Milano il 27 luglio 1452, quartogenito di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Alla morte del padre la successione passò al primogenito Galeazzo Maria Sforza che convolò a nozze con Bona di Savoia. Nel 1476 Galeazzo Maria fu assassinato in Milano e la successione passò a suo  figlio, il piccolo Gian Galeazzo con la tutela della madre e con Cicco Simonetta nelle vesti di consigliere. Durante la reggenza di Bona di Savoia e Cicco Simonetta per conto del minore Gian Galeazzo il potere mostrò una certa debolezza. Di ciò approfittò Ludovico il Moro che costrinse la cognata a rinunciare alla reggenza in suo favore. Dal 1480 al 1494 egli resse, infatti, il Ducato come patruus gubernans accrescendo sempre di più la propria influenza, non solo all’interno del dominio, ma anche tra le altre potenze della penisola italiana. Ludovico sposò Beatrice d’Este e con lei trasformò la corte in un centro culturale accogliendo i maggiori artisti dell’epoca tra cui  Bramante e Leonardo da Vinci e nel 1495 ottenne l’investitura imperiale ed ufficialmente fu Duca di Milano. Dopo la morte di Gian Galeazzo avvenuta nel 1494, Luigi d’Orleans, divenuto nel 1499 re di Francia come Luigi XII accampò diritti alla successione del Ducato di Milano in quanto discendente da una  Visconti e, approfittando delle inimicizie che Ludovico si era creato in molte parti d’Italia, strinse  un’alleanza con Venezia e con il Papa costringendolo a riparare presso i domini dell’imperatore Massimiliano I. Nel 1500 alla testa di un esercito tentò di riprendersi il ducato ma, sconfitto nella battaglia di Novara per il tradimento dei suoi mercenari svizzeri, operazione orchestrata da Gian Giacomo Trivulzio che si era visto preferire Galeazzo Sanseverino nel comando delle truppe sforzesche e che per questo era passato nella parte avversa. Fu imprigionato e tradotto nel Castello di Loches nel Berry, dove morì il 17 maggio 1508. Lasciò i due figli avuti da Beatrice, Ercole (chiamato poi Massimiliano in onore dell’Imperatore favorevole agli Sforza) che tentò senza successo la riconquista del Ducato e Francesco -poi Francesco II- che con l’aiuto di Carlo V ottenne la riconferma del potere; fu l’ultimo duca della dinastia sforzesca e a lui si devono l’erezione di Vigevano alla dignità di città e l’istituzione della Diocesi. Durante la sua signoria Ludovico il Moro operò intensamente a Vigevano, luogo che amava, cercando di migliorarne l’aspetto per trasformare il borgo in una vera e propria “città dinastica”. Avviò molte opere e parecchie furono realizzate in un tempo breve mentre, altre non videro la concretizzazione per il disastro militare cui andò incontro. Possiamo tuttavia cercare di elencare sinteticamente quelle compiute e le cui importanti vestigia sono, in parte, giunte ai nostri giorni. Completò l’assetto del borgo con il rinnovamento totale della cinta di mura, il nuovo sistema di fortificazioni esterno realizzato mediante “terraggi” e per la cui realizzazione fu necessario abbattere due chiese (quella di S. Bernardo e di S. Margherita, nota poi come Madonna del Carmine) che furono riedificate extra mura. In corrispondenza delle porte del borgo, vengono elevati imponenti recinti di difesa e bastioni e la cinta esterna viene unita nella parte ovest al Palazzo Sanseverino, trasformato in fortezza a forma stellare (la Rocca Nuova). Istituì l’Ospedale di S. Maria e Marta, la Chiesa e il Convento della Misericordia e riprese il Castello in tutti i suoi edifici sottoponendolo a vaste opere di ampliamento. La “perla” rimane, però la Piazza Ducale, iniziata nel 1492, che doveva costituire l’anticamera del Palazzo/Castello, cui si accedeva con cavalli e carrozze mediante una rampa affiancata da gradinate, e che doveva rappresentare, nel pensiero, di Ludovico, lo specchio, il simbolo del potere. Lasciò la sua impronta anche nell’agricoltura, irrigando vaste zone mediante una fitta rete di canali e corsi d’acqua, l’introduzione della coltivazione del gelso e del baco da seta che andava a sostituire l’attività laniera ormai in calo, e la creazione della fattoria modello della Sforzesca, della Pecorara e della degli innocenti, Cristo benedice il Favorita.

 



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