La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | DEL POZZO Simone

 
  DEL POZZO Simone  
 

DEL POZZO Simone
A scoprire, tra i primi, Simone del Pozzo, fu il Prof. Niccolò Colombo (Alla ricerca del nome di Vigevano, Novara 1899). Alcuni dati della sua vita sono riportati nel Libro dell’Estimo, vergati dallo stesso a margine delle pagine relative al vero e proprio censimento dei proprietari immobiliari. Dagli stessi si ricava che è nato il 2 febbraio 1492 in Vigevano da Vincenzo e da una Della Chiesa nativa di Acqui. Circa la sua morte nulla si sa di preciso, il Colombo la pone tra il 1573 ed il 1575 in quanto i resoconti delle sedute consiliari da lui vergate hanno una interruzione che va dall’anno 1572 al 1578, mentre i registri dei decessi della Parrocchia di S. Ambrogio, di cui faceva parte, iniziano solo dal XVII secolo.  Nel 1523 diventa notaio e proprio in quell’anno si trovano le prime tracce di Simone del Pozzo nella vita politica vigevanese, il 29 dicembre, infatti, in occasione del rinnovo delle cariche consiliari, troviamo il suo nome tra gli eletti nella “corrente”, come possiamo definirla in termini attuali, di Matteo de’Ardizzi. Nella seduta del Consiglio Generale del 1° gennaio 1524, Simone figura, per la prima volta, tra i quaranta consoli eletti. Il 24 luglio 1566, all’età di 74 anni così scrive nel Libro delle ordinazioni della Compagnia del SS. Sacramento: “Le genti a cui verrà in li futuri ani lo presente libro a le lor mani; havete a sapere come volentiera mi sono delectato di far memoria qua in questo libro et anchor in quelli della Magnifica Comunità, quale ho servito da l’anno 1529 sin l’anno 1566 alli 28 de Julio che scrivo cotesta poca scriptura…” La sua opera grafica, che non conobbe pubblicazione anche perché rivolta essenzialmente a scritti “pubblici” è assai numerosa: Il Libro dell’Estimo, Verbali del Consiglio Generale (16 volumi), Verbali de’ Magnifici XII Sapienti e di Provvisione (14 volumi), Riforme dell’Estimo datati 1536/1569 (22 volumi),  Libri dei focolari (2 volumi),  Spese/conti dei Consoli datati 1543/1566 (3 registri), Libro delle ordinazioni et lettere del Regio Cesareo Senato et Magistrato della città di Vigevano, Libro dei beni ecclesiastici, Libro delle ordinazioni della Compagnia del SS. Sacramento, Il libro verde o dei Tesorieri (1500/1543), Il libro rosso o dei beni (1506/1528), questi ultimi due relativi all’antico ospedale del SS. Sacramento. Sono andate purtroppo perdute altre opere che lo stesso Simone ha citato, qua e là, nei suoi scritti: Historia volgare (in 2 libri), Il libro ceruleo, il Dialogo tra Gaudenzio Merula e Francesco Scipione del Pozzo, La Coreografia in cui la Beatrice di Dante è l’Africa, la Laura del Petrarca è l’Asia e Sosana (Susanna, la sua prima moglie) è l’Europa. Il compito del nostro Notaio e Cancelliere della “magnifica” Comunità di Vigevano, non fu solo quello di trasmettere ai posteri la storia patria (per altro svolto con un immenso amore per la sua città), ma anche di conservare importanti documenti, compito che egli svolse con un non comune scrupolo professionale, Egli fu talmente amante della sua città che, in periodi di forte necessità finanziaria del Comune, vessato dalle imposte spagnole, giunse a cedere alcune sue proprietà (botteghe nella piazza ducale) per procurare fondi al Comune stesso. Nell’anno 1530 Vigevano ottenne l’erezione in Diocesi e, contemporaneamente il titolo di città e, con essi, per decreto dell’Imperatore Carlo V, parecchi benefici ed esenzioni fiscali, il permesso di tenere a corte (signore di Vigevano era allora Francesco II Sforza), un oratore in grado di difendere gli interessi della comunità. Queste prerogative risultarono particolarmente utili qualche decennio più tardi quando, morto Francesco II, e passata la Lombardia in mani spagnole, le autorità decisero di realizzare un censimento generale delle proprietà fondiarie, delle attività manifatturiere e dei commerci al fine di determinare l’importo che ciascun cittadino doveva pagare al fisco. Nell’intreccio delle discussioni che si protrassero per quasi un secolo, Vigevano affermerà le sue ragioni in virtù proprio delle concessioni del 1530. Quel contrastato progetto spagnolo di riforma fiscale ha un’importanza straordinaria, censire le ricchezze voleva dire mettere, nero su bianco, i nomi dei proprietari terrieri, dei mercanti, degli artigiani, rilevare l’entità delle terre possedute e le loro qualità, stimare il valore dei commerci e delle lavorazioni che si eseguivano nelle botteghe cittadine e tutto ciò per “determinare” il gettito tributario che si poteva realizzare (non sarà che i nostri Governi abbiano, proprio da qui, tratto ispirazione?). Se a queste operazioni aggiungiamo poi lo scrupolo e la precisione di Simone e l’attaccamento alle vicende della sua città, si comprenderà immediatamente quanto importanti siano le testimonianze trasmesseci dal nostro cancelliere per ricostruire la storia politica, economica e sociale della Vigevano cinquecentesca. Il 3 gennaio 1572 Simone, ormai ottantaduenne, si presenta di fronte al Consiglio Generale della città per esporre le sue ragioni e rivendicazioni economiche. Per rispetto alla sua venerabile età e del servizio reso alla Comunità, fu deliberata, dopo avergliela negata in un primo tempo, la concessione di una somma di 100 lire imperiali, pagabili in rate mensili, per il rifacimento del Libro dei beni ecclesiastici, che Simone si impegnava ad eseguire.  Lo scopo della sua attività, oltre a rappresentare lo svolgimento del suo compito pubblico, è ben definito dalle sue stesse parole: “Io vi lasserò dui volumi, forse  de carte più de mille in le quali vederete tutto quello che videre et intendere si pote de la città nostra…e questo oltra le altre memorie che trovarete in li publici libri de ano in ano, de mese in mese et de giorno in giorno…”

 



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