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  ANSELMI Anselmo  
 

ANSELMI  Anselmo degli
Il beato Anselmo degli Anselmi visse nel XV secolo e vestì l’abito francescano dei frati minori conventuali. Era stabilito nel Convento di San Francesco in Vigevano, lo stesso del beato Matteo Carreri, del beato Cristoforo Macassolio e della beata Caterina Nai Savina. La fine del secolo XV era un periodo di grande fervore religioso, oltre che economico ed artistico per la nostra città. Sono anche gli anni in cui Ludovico il Moro chiama alla sua Corte personaggi di grande valore quali Leonardo da Vinci e Donato Bramante e promuove l’edificazione della Piazza Ducale ed il miglioramento urbano del borgo vigevanese. Abbiamo poche notizie storiche circa la vita e l’attività del beato Anselmo, la tradizione ci dice che fosse di famiglia locale notabile, ancor oggi, infatti, una piccola strada prossima al Castello è detta “degli Anselmi” e fu, probabilmente il luogo ove risiedeva la sua famiglia. Le cronache dell’Ordine ci confermano che Anselmo si adoperò per la costruzione ed il restauro di vari conventi della Diocesi di Novara (cui, sino al 1530, apparteneva anche Vigevano). A conferma di questa sua attività e testimonianza della sua permanenza a Vigevano, un documento tratto dai resoconti del Consiglio Comunale di Vigevano datato 1 gennaio 1471 parla di un frate Anselmo che, presentatosi alle autorità cittadine, chiede l’erogazione di un contributo di 100 fiorini (in verità già promesso sin dal 1459) per la costruzione della torre campanaria della chiesa di San Francesco annessa al convento. Più tardi, il 13 maggio 1471, il Comune incarica il “venerabile frate Anselmo, uomo fidato e retto” di fare una indagine sui beni del convento vigevanese in cui viveva. Lo storico Alessandro Colombo che scoprì queste note agli inizi del secolo scorso era convinto che si trattasse del nostro Beato. Carlo Stefano Brambilla, altro storico locale, segnala che, ancora ai suoi tempi (lo scritto fu pubblicato nel 1669), esisteva un libro in pergamena scritto dal Beato Anselmo contenente notizie sui frati che avevano nobilitato il convento vigevanese. Il Beato Anselmo morì durante le calende del mese di aprile (che vanno dal 16 marzo al 1 aprile) di un anno non precisato di fine secolo XV. Ebbe un sepoltura solenne, a causa della devozione del popolo, sotto il pavimento in prossimità dell’altare maggiore della chiesta di San Francesco e la sua effige fu riprodotta in affresco su un pilastro della chiesa che andò purtroppo perso in occasione dei radicali restauri effettuati nel tempio verso la metà dell’Ottocento. Il Convento fu incamerato dall’erario nel 1801 a seguito delle note soppressioni napoleoniche e trasformato in Dogana del sale. La chiesa fu presto riaperta al pubblico ad opera del clero secolare ed in essa, nel 1851, fu traslata la vecchia Parrocchia di San Dionigi, da allora l’esatta denominazione é Parrocchia di San Dionigi in San Francesco. In occasione del rifacimento dell’altare maggiore nel 1851 le spoglie del beato furono riconosciute e nel 1870 trasferite in un’arca di serizzo. Nuovo spostamento dei resti avvenne nel 1891, quando fu eretto, su disegno dell’architetto Moretti ed in stile neo gotico il nuovo altare. Finalmente, siamo del 1960, il corpo fu ricomposto vestito dell’abito dell’Ordine in un’urna con vetri e definitivamente collocato nella cappella laterale dedicata a Santa Margherita di Cortona.  La sua vita fu preziosa per mirabile perfezione spirituale e fervido zelo apostolico. Meritò di essere chiamato “ornamento e decoro preclaro dell’ordine Serafico”.

 



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