La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | MASTRONARDI Lucio

 
  MASTRONARDI Lucio  
 

MASTRONARDI Lucio
Nato a Vigevano il 28 giugno 1930 da Luciano, ispettore scolastico e da Maria Pistoia, maestra elementare. Ha conseguito il diploma alle scuole magistrali e ha poi esercitato l’insegnamento prima a Casorate e poi a Vigevano. Nel 1955/56 ha pubblicato racconti sul Corriere di Vigevano. Subito dopo, entrato in contatto con Vittorini, e sotto la sua guida, iniziò a lavorare a Il Calzolaio di Vigevano, uscito per la Casa Editrice Einaudi. Nel 1960 terminò Il Maestro di Vigevano, in cui fu seguito da Italo Calvino e pubblicato nel 1962. L’anno seguente terminò la prima stesura de Il Meridionale a Vigevano, uscito nel 1964 e, professionalmente fu trasferito ad Abbiategrasso, dove svolse mansioni di segreteria presso la Direzione didattica. Nell’autunno 1963 il suo romanzo Il Maestro di Vigevano costituì la trama di un film uscito poi nelle sale prima della fine dell’anno. Nel 1968 passò a un lavoro di bibliotecario a Milano, presso la Sormani. Dal 1969 al 1971 uscì un racconto di media lunghezza, La ballata del vecchio calzolaio e, per la casa editrice Rizzoli, il suo quarto e ultimo romanzo, A casa tua ridono. Nel 1973 si sposò con Lucia Lovati, una collega di Abbiategrasso. Nel 1974 tentò il suicidio, gettandosi dal balcone del proprio appartamento di Via Naviglio Sforzesco, nel febbraio dell’anno successivo nacque la figlia Maria e fu pubblicata la raccolta di racconti L’Assicuratore. La Rizzoli pubblicò, nel maggio 1977, Gente di Vigevano, raccolta dei primi tre romanzi e due racconti. La mattina del 24 aprile 1979 Lucio Mastronardi uscì di casa per non farvi più ritorno: fu trovato morto da un pescatore nel Ticino, la successiva domenica. Nei romanzi di Lucio Mastronardi, Vigevano  appare piccola, popolata da persone il cui scopo è in parte fare i “soldi” ed in parte adeguarsi a un “decoro” piccolo-borghese. Egli è impietoso nel mostrarci i suoi personaggi, nega loro qualsiasi allegria e li descrive perduti  nei soldi e nelle scarpe, il tutto senza via d’uscita, con un destino tragicomico. Nulla si sottrae alla legge del conto in banca ed anche l’amore conta poco. E’ il destino greve dei poveri che, per sottrarsi alla loro condizione, impegnano la vita, loro unica risorsa. Mastronardi non si è mai allontanato da Vigevano, perché rimanere nella sua città era parte della persona, con i suoi gesti quotidiani che contano, gli incontri occasionali, la chiacchierata al caffè, gli amici e i nemici. Con fatica si è battuto, anche per il suo carattere problematico e la sua fragilità giorno dopo giorno, semplicemente per vivere, dimostrando quanto sia difficile, ma che sia anche l’unica cosa che val la pena di tentare di fare. In questo modo Lucio Mastronardi divenne scrittore, senza smettere di essere una persona e un vigevanese. La sua scrittura fu innovativa anche per l’uso di espressioni dialettali che fotografano con crudele precisione i limiti sociali e culturali di una cittadina della provincia italiana negli anni 50/60 del novecento

 



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