La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | RODOLFI Camilla

 
  RODOLFI Camilla 
 

RODOLFI Camilla
Leggendaria eroina vigevanese del XV secolo. Nell’aprile 1449, Vigevano che si era alleata alla Repubblica Ambrosiana ed aveva proclamato una repubblica locale, dovette resistere all’esercito di Francesco Sforza che intendeva ripristinare il potere del ducato, già dei Visconti, sostituendosi agli stessi. Cinse d’assedio il Castello di Vigevano che non aveva riconosciuto la sua autorità ed iniziò il bombardamento con numerose “pietrere” (catapulte) e con continui assalti alle mura. Per attutire l’impatto dei proiettili, i vigevanesi stesero sulle mura parecchi imballi di lana e opposero una fiera resistenza alle truppe mercenarie dello Sforza. Per ben sette volte queste andarono all’assalto delle mura e per altrettante volte furono ricacciate al punto di partenza. L’opera delle “artiglierie”, alla lunga, produsse però effetti devastanti: la torre che si affacciava verso la Contrada di Costa franò sotto i numerosi colpi, colmando il fossato e fornendo un trampolino di passaggio verso le mura. Nel frattempo il Conte Sforza, desideroso di prendere Milano, stizzito per il ritardo nella conquista di Vigevano, aveva promesso premi di 100, 50 e 25 ducati rispettivamente al primo, secondo e terzo milite che avessero scavalcato le difese dei vigevanesi. Galvanizzati dal premio promesso, e agevolati dal crollo verificatosi nel sistema difensivo degli assediati, partirono all’attacco per l’ottava volta. I difensori, stremati, cercavano di opporsi, ma il numero degli avversari che era ormai salito sulla sommità delle mura era molto nutrito per cui si risolsero alla fuga. A questo punto, narra la leggenda, un drappello di donne comandate da Camilla Rodolfi, raccolte le armi dei caduti si avventò sugli invasori e, la stessa Camilla, con un azzeccato colpo d’asta, riuscì a raggiungere un capo plotone nemico facendole precipitare dalle mura. Questo fatto rianimò tutti gli assediati che prima avevano abbandonato le mura ed anche l’ottavo assalto andò a vuoto. Nella notte, constatato che le forze rimaste erano di parecchio diminuite, i notabili della città inviarono Abramo Ardizzi a chiedere la resa che venne subito concessa da Francesco Sforza. Ammirato dalla fiera resistenza degli abitanti, il conte mostrò molta umanità e dettò condizioni di resa sopportabili e miti. La leggenda narra anche che ogni qual volta il Conte Francesco, divenuto padrone del Ducato di Milano, veniva a intrattenersi nella nostra città, amava rivedere, vestite d’elmo, corazza, spada e lancia, le valorose donne vigevanesi che così eroicamente gli si erano opposte. In queste occasioni erano poi celebrate grandi feste, giochi e tornei.

 



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