La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | VISCONTI Luchino

 
  VISCONTI Luchino  
 

VISCONTI Luchino
Nacque nel 1292, quartogenito di Matteo I e di Bonacossa Borri. Appare accanto al padre in occasione del suo ritorno a Milano nel 1310. Viene poi avviato alla carriera militare e, come condottiero partecipa alla battaglia di Montecatini (1315) nella quale riporta una ferita. Partecipa pure, a fianco del fratello Marco, alle lotte in Piemonte. Nel 1319 é nominato Podestà di Vigevano. Alla scadenza del suo mandato compare spesso al comando delle milizie viscontee e nel 1339 si batte a Parabiago contro la Compagnia di S. Giorgio. Alla morte di Azzone Visconti, in assenza di eredi, il Consiglio Generale dei 900 lo proclama, col fratello Giovanni, signore di Milano (1339). In pratica, con l’assenso del fratello Giovanni, arcivescovo, si occupa personalmente delle incombenze di governo. La sua opera d’ingrandimento del dominio visconteo ebbe un notevole successo, alle dieci città che erano già in possesso di Azzone, egli aggiunse Bellinzona e Locarno (1340/41), Asti (1341), Tortona, Alessandria, Cherasco ed Alba (1347 dopo vittoriose compagne contro gli Angioini ed i Savoia). Nel 1346 gli Estensi gli cedettero Parma. Egli migliorò le condizioni interne  del dominio, assicurò le strade debellando banditi e masnadieri, abolì le esazioni feudali, consentì il rientro in Milano di tutti gli esuli (esclusi i Torriani). Ma il successo più grande arrivò nel 1341: l’assoluzione del papa, per la sua famiglia e per Milano, dalla scomunica e dall’interdizione che durava dal 1321. La potenza della casata fu da lui accresciuta con la costituzione di un fortissimo patrimonio privato nelle varie parti del dominio, con acquisti e confische. Vigevano, compresa nel suo dominio, lo vide spesso presente, nel 1341 iniziò la radicale trasformazione del Castello facendolo ampliare e collegandolo alla Rocca già esistente (la Rocca Vecchia) per mezzo di un’imponente opera su due livelli, la “via coperta”, lunga 163 metri e larga 7, capace di contenere molti armati ed un gran numero di cavalli. Il suo stemma è visibile sulla volta sovrastante il “Portone” entrando dalla Via Cairoli. Morì il 24 gennaio 1349, si dice avvelenato dalla terza moglie, Isabella Fieschi. Gli successe, nella signoria, il fratello arcivescovo Giovanni che, sino a quel momento, aveva lasciato a Luchino l’onere del comando.

 



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