La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | DECEMBRIO Pier Candido

 
  DECEMBRIO Pier Candido  
 

Pavia 1399 - Milano 1477
Umanista
Pier Candido vide la luce a Pavia, nel 1399, ma la sua vita si divise fra i frequenti viaggi e le numerose residenze presso altre città, per svolgervi il più delle volte compiti diplomatici, e Vigevano, sua città d'origine. A parte il periodo dell'infanzia, la vita di Pier Candido può essere divisa in due grandi periodi, il primo dei quali giunge fino al 1450 e comprende la permanenza al servizio del signore milanese. Il secondo, invece, che giunge fino alla morte, nel 1477, lo vede peregrinare fra diverse corti italiane alla ricerca di un impiego. A Milano Pier Candido giunse a vent'anni, nel 1419. Veniva da Genova e al doge di quella città, Tommaso Campofregoso, aveva dedicato la sua prima opera letteraria, il De VII liberalium artium inventoribus. Il suo primo incarico diplomatico lo portò, nel 1423, a Firenze, ma senza esito positivo, perché la guerra di Milano con i fiorentini era già praticamente decisa. E così fu. Dopo il 3 giugno 1424 fu incaricato da Filippo Maria Visconti di comporre l'elogio del capitano Braccio da Montone, uno dei più valorosi condottieri al soldo del duca di Milano. Pier Candido lo compose nel castello di Vigevano, concludendolo il 30 giugno di quello stesso anno. Poi fu la volta della composizione del De vita ignorantia, ripresa del trattato di uno scritto di Lombardo della Seta. Nel 1425, mentre si trovava a Roma dal papa per un'ambasceria del duca di Milano, Pier Candido fu incaricato da Papa Martino V - quello stesso che pochi anni prima era stato a Vigevano - di comporre un'opera letteraria: ne nacque la Epistula Petri Candidi Martino Quinto. Nel delicato momento della lega fra Venezia e Firenze contro Milano (è sempre il 1425), l'erudito vigevanese è a Venezia per conto dei milanesi e poi da Amedeo VIII di Savoia con l'incarico di convincerlo a passare con il Visconti. E ci riesce, segnando un indubbio successo diplomatico anche per sè di fronte ai contemporanei. (...) Intanto, si era giunti al (...) e il letterato vígevanese continuava il suo lavoro diplomatico presso diverse corti italiane per conto del duca di Milano. Ma non abbandona neppure gli studi umanistici, come testimoniano i codici manoscritti dell'Ambrosiana. Nel 1441 si dedicò alla traduzione della Repubblica di Platone, che fu dedicata al duca Umfredo di Gloucester, dal quale Pier Candido ottenne una ricompensa di cento ducati. Nel 1447, alla morte di Filippo Maria Visconti, Pier Candido partecipò agli eventi della Repubblica Ambrosiana e quando questa fu sopraffatta dall'insediamento di Francesco Sforza fuggì a Roma, al servizio di papa Nicola V. Nel 1456 passò alla corte di re Alfonso d'Aragona con l'incarico di segretario. A partire dal 1459 e fino al 1467 la vita di Pier Candido si fece difficile perché tutti i tentativi di ottenere un impiego a Milano, Roma e Siena non dettero i risultati sperati. Intanto, nel 1464, rimase vedovo per la morte della moglie Caterina, sposata fra il 1424 e il 1425. Nel 1467 accettò un posto presso gli Estensi di Ferrara, presso i quali rimase fino al 1476, quando Galeazzo Maria Sforza lo chiamò nuovamente a Milano. Vi rimase poco però, perché mori nel novembre dell'anno successivo e fu sepolto nell'atrio della basilica milanese di Sant'Ambrogio.
(Elisa Manzino 'L'umanesimo vigevanese e Pier Candido Decembrio' in 'ANIMALIA PRODIGIOSA' - 2001 Società Storica Vigevanese - ARKÉ EDIZIONI)

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