La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | ROBECCHI Don Giuseppe

 
  ROBECCHI Don Giuseppe 
 

ROBECCHI Don Giuseppe
Nato il 15 settembre 1805 a Gambolò da una famiglia agiata. L’ascendenza paterna lo poneva nella borghesia agricola essendo il padre Antonio amministratore dei beni di casa Litta di Milano La madre Marianna Ferrario, milanese, era sorella di Vincenzo Ferrario, editore del Conciliatore,  delle opere del Manzoni, e di Giulio Ferrario, bibliotecario di casa Litta e poi direttore della Braidese. Avviato agli studi, frequentò il Collegio Galbarini di Novara e il liceo dei Gesuiti nella stessa città. Al termine degli studi avvertì la vocazione sacerdotale, nella speranza di poter giovare grazie allo stato ecclesiastico, ai poveri. Nel 1824 entrò nel Seminario Vescovile di Vigevano per intraprendere gli studi teologici. Il 23 marzo 1828 fu ordinato sacerdote e dopo un periodo d’ insegnamento in seminario, nel 1831 fu nominato parroco di S. Pietro Martire. In questo ufficio dimostrò tutta la sua bontà dedicandosi a tutte le istituzioni che miravano ad alleviare le condizioni delle classi più povere, nel 1835 dimostrò ancor più il suo amore verso il prossimo durante l’epidemia di colera che colpì gli stati sardi. Gli ideali di Patria e di libertà lo pervasero, e visse fervidamente la vigilia del 1848, la dichiarazione di guerra di Carlo Alberto fu un momento di grande entusiasmo per il giovane sacerdote. Dopo la sconfitta partecipò alle polemiche che ne seguirono con dichiarazioni ardenti di fede nelle libere istituzioni che, garantendo la libertà politica, portano allo sviluppo civile e sociale. Fu ancora tra i convinti propugnatori della ripresa della guerra del 1849 e nuovamente colpito da grande delusione per l’esito, anche questa volta, negativo. Il 22 settembre 1849, tenne a Casale Monferrato, la commemorazione di Carlo Alberto in cui sembrò porre in dubbio la fedeltà dei militari e dovette riparare in Svizzera per sfuggire all’Autorità Giudiziaria che però non giunse ad alcuna incriminazione. In quella sua ormai famosa commemorazione non aveva risparmiato critiche neppure a Pio IX e nonostante le pressioni delle autorità ecclesiastiche non si rimangiò una parola di quanto aveva detto, preferendo abbandonare la parrocchia di S. Pietro Martire con un commovente messaggio ai suoi parrocchiani. La rinuncia alla parrocchia lo indusse sempre più a prendere parte all’attività politica, tanto che nel dicembre 1849, in occasione delle elezioni della IV legislatura, fu eletto deputato nel collegio di Garlasco. In parlamento sedette a sinistra e quindi all’opposizione del governo, guidato da Massimo D’Azeglio. Appoggiò con convinzione la nascita della Società di Mutuo Soccorso. Nel novembre 1852 si assiste alla caduta del D’Azeglio ed all’assunzione della presidenza del consiglio da parte del Cavour che dura pochi mesi prima del nuovo ricorso alle urne del  dicembre 1853 che confermano tra gli eletti il sacerdote vigevanese. Quando alla Camera fu posta in discussione la legge Sicardi per una maggiore laicizzazione dello stato, Robecchi si schierò a favore della parte che chiedeva l’abolizione degli ordini religiosi. Nelle elezioni del 1857 Don Robecchi fu ancora confermato, fu nominato Economo dei benefici ecclesiastici vacanti  in Lombardia, ufficio che egli tenne con capacità, equilibrio e senso di giustizia. La VII legislatura (1860) e la successiva VIII (1861, quella della proclamazione di Vittorio Emanuele II a Re d’Italia) videro ancora la presenza di don Robecchi che, intanto era diventato Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e Grande Ufficiale dell’ordine della Corona d’Italia. Nel settembre 1865 il Re sciolse il Parlamento e don Robecchi, che aspirava ad accedere al Senato, cominciò ad avere problemi di salute, ma riuscì a essere eletto. Fu anche il primo Presidente del Consiglio Provinciale di Pavia e del Gabinetto letterario vigevanese, centro di cultura patria. Morì a Gambolò, dove si era ritirato per l’aggravarsi di una malattia cardiaca, il 19 giugno 1874.

 



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