La SocietÓ Storica Vigevanese | Biografie | DE BUSSI Andrea

 
  DE BUSSI Andrea  
 

Di Gian Andrea Bussi in verità non sappiamo grandi cose, e le notizie fin qui accolte sono, in generale, spigolate da quanto egli medesimo scrisse di sè. Nato a Vigevano il 1417 da una tra le migliori famiglie, andò prima alla scuola di Vittorino da Feltre, indi all' università di Parigi, la più celebre allora per gli studi sacri. Dal 1450 al 1452 insegnò in Genova, poi si trasferì a Roma ; non riuscendo però ad accomodarsi come voleva, cercò un impiego, aiutato dal Filelfo, presso gli Sforza : il tentativo non ebbe buon esito, ed egli seguitò a viver nella città eterna, assai meschina­mente . É ben noto, avendolo riferito in parecchi, quel che il Bussi medesimo ebbe a dichiarare sulle sue condizioni d' allora, che, cioè, non aveva nemmen tanto da farsi radere la barba : « tenui adeo rerum conditione (ut caetera omittam) quod ne ad tondendam quidem barbam sumptus mihi, facultasve suppeteret ». Al che si potrebbe aggiungere l'altro passo ove scrive: innanzi al pontificato di Paolo II « ne gurgustium quidem ipsum, unde prodirem,.... habui ».Per tirar avanti, dovette ricorrere anche a prestiti : da un cardinale ottenne 100 fiorini. In seguito, queste condizioni migliorarono. Nel 1458 entrò ai servizi di Niccolò da Cusa, e vi stette sei anni, quanti il cardinale visse ancora ; fu vescovo d'Acci, in Corsica, e poi, trasferito da Paolo II, di Aleria, men povera sede. In questi luoghi egli tuttavia non si recò mai, e in condizioni più adatte cominciò ben presto l' opera sua gloriosa. Nel settembre del 1467 lo Schweinheim e il Pannartz trasportarono la loro tipografia da Subiaco a Roma e si diedero a pubblicar numerosi libri d' autori sacri e profani, Cicerone, Cesare, Livio, Virgilio, Ovidio, Plinio, S. Agostino, S. Girolamo, S. Tomaso, e altri. Ora, per tutte quelle stampe preparava il testo il nostro Bussi : e che lavoro fosse il suo, quanta pazienza, quanta fatica, quanta coltura richiedesse, può, chi non lo sappia, veder accennato nell' elogio del Caluso o nel sunto che ne fece il Pollini. Nè di ciò si contentava il Nostro, ma le edizioni offriva con lettere o dedicatorie interessanti per notizie varie sugli autori, sulle opere, eccetera. Qual compenso traeva il dotto uomo dall' assiduo prezioso lavoro ? Nessuno. Lo dice egli medesimo, e, pur avvertendo che talvolta convien forse diffidare delle sue parole, non sarà male intanto conoscere quello che dovremmo tener per vero. Nella prefazione a Virgilio, rivol­gendosi al pontefice, scrive : « Ut enim Tu maxime omnium nosti, Pater Beatissime, qui quidem veritatis Cathedram tenes, non lucri aviditate, non laudis ambitione, non jaciendis bonorum amplioribus fundamentis, non vitae degendae necessitate, non denique ullius imperantis arbitrio, tanto huic operi ardore insistimus, quod est revera difficillimum, neque interquiescendi unquam spatii quicquid sinit. Sola nos gratificandi Tibi, et per Te amatoribus doctrinarum omnibus ingens, atque infatigabilis voluntas tenet ; qua excepta (desit verbo invidia) nullum esse opinor praemium, quod par huic labori afferri queat ». Successo a Paolo II Sisto IV, il Bussi continuò a vivere in corte, anzi ebbe nuovi onori : fra l'altro, quando si aperse al pubblico la Vaticana egli fu il primo bibliotecario. Mori il 1475: l'episodio della libreria ch' egli, respingendo le ben lusinghiere offerte di Genova, avrebbe preferito stabilir a Vigevano, « perché sua patria », ci dimostra come del luogo natio serbò ricordo e affetto sino alla tomba. Felice Fossati – in “Viglevanum” anno I fasc. IV  Ottobre – Dicembre 1907

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